Scrivere oggi

...breve storia della scrittura

Storia della scrittura

Sin dalle raffigurazioni rupestri del Paleolitico, l’uomo ha sempre avuto la necessità di esprimersi e sfruttando i materiali più disparati (roccia, pietra, argilla, legno, pelli di animali) ne ha lasciato testimonianza. Se il naturale bisogno di comunicare spinse l’uomo preistorico a tracciare sulla roccia disegni più o meno realistici, è solo con l’introduzione della scrittura nel IV millennio a.C. che l’umanità ebbe a disposizione un mezzo di trasmissione delle idee sufficientemente preciso e flessibile.

Storia scrittura dal brand JeanJacqueDiva JJD1959

 

Le prime comunità attestate in Mesopotamia dal VI millennio impiegavano l’argilla come mezzo di espressione: le tavolette provenienti dalla città di Uruk rappresentano le prime testimonianze di scrittura; negli archivi del Palazzo Reale di Ebla gli archeologi hanno ritrovato, sempre incisi su tavole di argilla, quelli che si possono definire i più antichi vocabolari della storia.

La materia scrittoria più usata nell’antichità era però il papiro, una sorta di carta che già gli antichi Egizi ricavavano dall’omonima pianta lacustre che cresce spontaneamente sulle rive del Nilo.

Nella sua “Naturalis Historia”, lo storico romano Plinio descrive le fasi di lavorazione del papiro: si usava la parte interna del fusto (in latino liber) costituita da una ventina di strati sottili separabili; staccandoli se ne ricavavano delle strisce che erano poi sovrapposte in due strati, uno verticale e uno orizzontale, fino a formare una specie di graticcio e facendoli aderire con una colla di farina. Successivamente, i due strati venivano pressati da un torchio e messi ad asciugare al sole; si ottenevano così dei fogli alti circa 25 cm che venivano venduti in rotoli della lunghezza di alcuni metri. La fabbricazione del papiro richiedeva molta cura ma il prodotto così elaborato forniva numerosi vantaggi: robusto ma flessibile, leggero, facile da trasportare e da archiviare; erano poi sufficienti un pennello e un po’ d’inchiostro ricavato da vegetali e minerali triturati per scriverci rapidamente sopra.

Gli scribi erano consci della preziosità del materiale e lo riutilizzavano spesso, cancellando i testi sottostanti.

Oltre che sul papiro, si scriveva talvolta anche sulla pergamena (da Pergamo, città dell’Asia minore) che si otteneva conciando la pelle di agnello o di capretto in fogli su cui si poteva scrivere su tutte e due le facciate.

La pergamena era più resistente del papiro, ma ben più costosa e perciò il suo impiego era limitato: per un manoscritto su duecento pagine di pergamena erano necessarie le pelli di ottanta pecore.

A differenza degli Egizi, i Romani prediligevano la scrittura su tavolette di legno ricoperte di cera. Questo sistema era per lo più utilizzato dagli scolari, per evitare inutili sprechi di materiali preziosi. La scrittura avveniva dunque sulla cera che veniva incisa con un piccolo stiletto appuntito. La tavoletta poteva essere riutilizzata all’infinito poiché era sufficiente ricoprire la parte utilizzata con un ulteriore strato di cera.

 

A Roma esisteva però un vero e proprio commercio di libri: librai-editori raccoglievano squadre di copisti che, su pergamena o su papiro,  scrivevano a colonne verticali e parallele, da sinistra a destra, con una cannuccia intinta in una soluzione di nerofumo, pece ed acqua.

Fu probabilmente tra il V e il VI secolo d.C. che entrarono in uso le penne di uccello.

Per la loro particolare consistenza e resistenza, a partire dal Medioevo, si preferirono le penne d’oca, che rimasero il più diffuso strumento di scrittura fino al 1800. La punta della penna – che doveva essere frequentemente temperata per mantenere l’estremità appuntita  andava immersa in una boccetta colma di inchiostro.

Le  prime sporadiche comparse del pennino risalgono al 1691: le religiose di Port Royal, usavano pennini di rame che fabbricavano da sé. Nel 1717 i verbali degli Stati Generali dei Paesi Bassi venivano redatti con pennini di forma tubolare in argento e montati su cilindri/penne anch’essi d’argento. Nel 1738, Voltaire scrisse a Thierot, noto artigiano dell’epoca,  per fare un’ ordinazione di pennini d’oro e nel 1763, la principessa di Carignano donò al piccolo Mozart pennini d’argento per il suo settimo compleanno.

Tuttavia i primi pennini in metallo erano troppo rigidi per essere utilizzati; solo nel 1830 l’inglese James Perry ne brevettò uno sufficientemente elastico e duraturo.

I pennini d’acciaio erano inizialmente montati su canne di legno o d’avorio e adoperati come le penne d’oca, con il vantaggio di far aderire una maggiore quantità di inchiostro, ma con l’inconveniente di macchiare più facilmente il foglio. Ecco quindi l’idea montare il pennino su un cilindretto cavo all’interno, da riempire di inchiostro; si diffonde così la penna stilografica, i cui primi brevetti risalgono già al 1809, concessi in Europa a F.B. Folsch e negli Stati Uniti a Peregrin Williamson, un inventore di Baltimora.

Le prime penne stilografiche però non garantivano un corretto flusso d’inchiostro e fu solo nel 1884 che un assicuratore di nome Lewis Edson Waterman, capì che era sufficiente aggiungere un foro sulla punta della penna, per far entrare aria.

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Nei primi del 1900 si diffuse il sistema basato su un serbatoio in gomma inserito nel fusto della penna: immergendo il pennino nell’inchiostro e schiacciando il serbatoio si effettuava la ricarica;  il successo fu stilografiche fu immediato, per la facilità di uso e la maggiore fluidità e velocità di scrittura.

A partire dagli anni ’20, il metallo, spesso prezioso, con cui erano realizzati i fusti venne progressivamente sostituito da altri materiali più economici e leggeri: ebanite, celluloide sino alla plastica che diventerà presto quello più utilizzato.

A questi prodotti destinati ad un mercato ancora più ampio, si affiancheranno poi i modelli di stilografiche con cartucce sostituibili, molto più pratiche e rapide da ricaricare.

Lo sviluppo di nuovi accessori per la scrittura non si fermò alle penne stilografiche, fino ad arrivare alle penne a sfera, invenzione dell’era moderna, che rivoluzionò il modo di scrivere sulla carta

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Nel 1938, il giornalista ungherese László József Biró risolse definitivamente il  problema delle macchie che i pennini lasciavano sui fogli sostituendo il tipo d’inchiostro che si usava per scrivere con quello utilizzato dalle rotative di stampa dei quotidiani. Il nuovo liquido era denso e rendeva difficoltosa e poco fluida la scrittura ma Birò inserì all’interno della punta una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell’inchiostro con lo stesso principio che permetteva ai cilindri rotanti di stampare la carta dei giornali: era nata la penna a sfera.

Il brevetto di Birò fu in seguito acquistato dal barone francese Bich che ne fece un successo planetario.

La grande fortuna della penna a sfera, però, non ha determinato la scomparsa della penna stilografica.

La penna stilografica si trasforma quindi in uno status-symbol: materiali preziosi e design accurato ne fanno un regalo prezioso e sempre gradito.

Stilografica di JeanJacqueDiva JJD1959
JeanJacqueDiva JJD1959

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